Apro questo post, non per difendere il mio lavoro, dato che non ho certo bisogno di farlo e nemmeno ha bisogno di essere difeso, ma proprio perchè lavorando nel settore posso dire con certezza che Photoshop non è, non è mai stato e non sarà mai IL PROBLEMA.

Nel mondo, web e non, ormai saturo di fotografie e di immagini, regna da anni la superficialità estetica. E’ un dato di fatto, senza tanto bisogno di offendersi o controbattere, perché anche tu che leggi questo post e pensi di non essere superficiale in realtà potresti esserlo: a meno che tu NON abbia un profilo social, NON abbia mai comprato qualcosa perché “è bello” o che tu sia un eremita senza internet, senza fotografie che ti ritraggono in giro nell’interweb! Quindi a meno che tu non abbia già provato i limiti di questa “tendenza” e ti sia sentito intrappolato in questa generazione digitale, bulimica e quindi affetta da superficialità estetica, potresti riconoscerti in questo articolo o da una o dall’atra parte!

Il digitale ha creato un vero e proprio boom di immagini ritratte da “fotografi improvvisati”, editate da “ritoccatori della Domenica”, il tutto sovrastato, passatemi il termine, da un pessimo gusto estetico. Su quest’ultimo concetto si potrebbe aprire un dibattito che potrebbe durare anni, ma per ora voglio porre l’attenzione su un altro aspetto.

Io per primo sono figlio del digitale, sono troppo giovane per aver sedimentato a dovere l’analogico. Ma sarà per la base personale che ho acquisito osservando mio nonno fotografo, sviluppatore e ritoccatore dagli anni cinquanta nella storica “Foto Locchi di Firenze”, e un po’ per l’esperienza acquisita nell’ ultimo decennio, dove giornalmente, per un minimo di 8 ore al giorno sto su Photoshop a lavorare, che mi sento di poter esprimere il mio parere sul mio settore, dopo anni in cui ho assistito a tutto questo in silenzio. Spero che professionisti con più esperienza di me si uniscano alla mia voce o anche che mi contraddicano, ma comunque mi piacerebbe, con questo articolo, far sorgere in chi legge un “ragionevole dubbio” e portarlo a riflettere, cosa che purtroppo oggi tendiamo a fare troppo poco.

Ma torniamo al tema del post: Photoshop è il mezzo, non il male.

Ho voluto dare questo titolo perché molto spesso (troppo direi) mi trovo a leggere articoli dove si condanna l’uso di Photoshop ed il software di editing digitale in generale, con affermazioni del tipo: “che schifo Photoshop”, “BASTA Photoshop!”, “tutti belli con Photoshop” ecc. Ma il culmine, che poi è la ragione che mi ha portato a scrivere queste righe, è quando leggo/vedo foto con l’hashtag #Photoshopfree, o peggio ancora vedere che qualche brand si pubblicizza affermando di non aver utilizzato Photoshop per realizzare la campagna.

Ecco, trovo questa superficialità ed ignoranza (perché di ignoranza si tratta, in quanto si ignora cosa c’è dietro al funzionamente del software) alquanto disarmante.

In primis perché alcuni cavalcano la moda, scrivendo comodamente davanti ad un display, dissertando su argomenti dei quali non sanno assolutamente nulla, solo perché l’ha detto Tizio o Caio. In secondo luogo perché non c’è niente di più falso di tali affermazioni.

Questo perché: aprite bene gli occhi/orecchie, qualunque immagine di qualsiasi pubblicità di luoghi, persone, oggetti, cibo, animali è SEMPRE, SEMPRE, e ribadisco SEMPRE stata elaborata in post-produzione con un software di editazione digitale come Photoshop!

Seguendo quindi il ragionamento di Socrate: tutte le immagini sono post-prodotte, lo strumento della post-produzione è Photoshop,  quindi  ****SPOILER ALERT**** Photoshop lo vedete utilizzato tutti i giorni, nei cartelloni, nelle riviste, sui social, al ristorante, dal parrucchiere, ecc… [Al primo che dovesse commentare “ma io uso Gimp” verrà lapidato su pubblica piazza ;D]

A partire dai filtri di Instagram che usiamo tutti per sentirci un po’ più “cool”, passando dalla semplice conversione di una foto in bianco e nero pensando che questo basti ad ovviare al problema di scarsa qualità della stessa, tutto questo è già post-produzione -> quindi falsità -> quindi demonio, seguendo il precedente ragionamento.

Ma, attenzione, anche chi si vanta con #photoshopfree sta comunque mentendo a se stesso ed al prossimo. Le campagne pubblicitarie marchiate con il bollino #photoshopfree hanno un unica verità (sempre che sia realmente così): significa che “forse” non hanno usato lo strumento Fluidifica/Liquify, che è quello tool di Photoshop che fa quello che mi dite tutti quando vi dico che lavoro come ritoccatore, ovvero: “Mi ritocchi una foto facendomi più snello/a?” L’assenza dell’utilizzo di tale strumento non vuol certo dire che l’immagine non sia passata dalla post-produzione digitale!

L’estrema magrezza delle modelle odierne non è un problema di Photoshop. Se i grandi marchi vogliono le modelle che pesano 35kg non è colpa di Photoshop, anche perché le modelle sono già anoressiche! Professionalmente non si snellisce una taglia 46 facendola diventare una 36, così come non si parte da una fetta di pizza per ricreare una torta o una modella (come ho visto video a giro). E così, andando ben oltre quello di cui sto parlando, per ricordare come gira il mondo: se i grandi marchi lo fanno è perché la clientela compra quel prodotto confezionato a livello di comunicazione in quel modo, bella ipocrisia, e quindi la ruota gira/girerà sempre in quel verso autoalimentadosi.

Vorrei spezzare una lancia in favore delle modelle: taglia o non taglia, non basta Photoshop per ottenere una bella foto. La modella è una professionista e come tale sa posare, sa indossare e questo lo può fare per giornate intere. Vostra nipote di 16 anni che non ha mai posato in vita sua, per quanto carina non verrà mai bene come una modella professionista anche con l’intervento del miglior professionista di Photoshop.

Usare una modella con un fisico “normale” e poi dire #photoshopfree è una presa per i fondelli, perché da Photoshop l’immagine ci è passata nel momento stesso in cui è stata scattata in digitale, acquisita su un qualsiasi PC ed elaborata come minimo nei contrasti/colore e tolte quelle imperfezioni che di sicuro sono state tolte, perché così funziona il lavoro. A dimostrazione della mia tesi è il fatto che funzionava così anche prima del digitale e di Photoshop; semplicemente lo si faceva “a mano”; lo faceva anche mio nonno, ho visto gli strumenti nel suo laboratorio. (Per chi è curioso si vada a vedere le foto di Stalin di inizi novecento dove magicamente sparivano personaggi scomodi per il regime come potete intuire certamente a quel tempo Photoshop non esisteva)

Apro e chiudo parentesi per ricordare che nessuno si lamenta di Photoshop quando si pubblicizzano gioielli ed oggettistica estremamente finti, interni/mobili in ambienti non riproducibili nella realtà fotografica, locandine di film che condividete sui vostri profili sbavando dietro a come risultano gli attori, ecc… Ma anche semplicemente quando andate sul sito dell’ikea a comprare quel tavolo che vi piace tanto… lo vedete che è su sfondo bianco, senza ombre? Ecco, è stato scontornato su Photoshop, lo strumento del demonio.

Fateci caso oggi quando tornate a casa o in qualsiasi momento della giornata nel “mondo fisico” e nel “mondo online”, guardate le immagini che vi si parano davanti, provate a rendervi conto di quanto la fotografia è ormai la combinazione di scatto+photoshop ed è completamente intorno a noi nel quotidiano.

Devo ovviamente ammettere che col boom attuale, queste tecnologie sono state rese alla portata di chiunque, quindi vedremo sempre delle oscenità che creeranno ribrezzo ai nostri occhi, ma anche in quel caso il problema non è Photoshop… Photoshop è il mezzo, che non smetterà di essere utilizzato e le campagne ed i vari hashtag #photoshopfree sono solo delle trovate pubblicitarie (intelligenti e fatte bene perché come si vede dai risultati le pecore finiscono sempre nel gregge) per vendere di più e per cercare di uscire dalla gigantesca massa della concorrenza.

Oggi abbiamo la fortuna di avere uno strumento comodo ed utile come Photoshop che non ha senso demonizzare come un qualunque altro strumento in se stesso. Spero che questo lungo post (grazie a chi è arrivato fino a qui) riesca a farvi riflettere…

Chiudo con una citazione di mio nonno nel momento in cui mi ha visto lavorare su Photoshop, nonostante fosse ormai in pensione da quasi un ventennio. mi disse le seguenti testuali parole: “Magari ci s’avesse avuto noi prima alla Locchi.. e magari avessi la testa e il tempo di imparare ora ad usare il computer.. mi divertirei”

Eh sì… il tempo… peccato non l’abbia avuto, si sarebbe divertito davvero!

Ciao nonno.